Le sterminate antichità
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Al di là delle metafore sul “pensatore solitario” e sulle “innovazioni divinatrici”, la meditazione di Vico si va sempre più configurando come saldamente connessa e intrecciata a una serie di discussioni nelle quali erano impegnati non solo i pensatori napoletani e italiani del tardo Seicento, ma anche dotti e filosofi di tutta Europa. Alla luce di una rilettura dei testi di Marsham e di Huet, di La Peyrère e di Bochart, di fronte a un riesame delle posizioni assunte da libertini e da gesuiti, da studiosi delle antiche civiltà e da cultori di cronologia, le analisi fin qui condotte su alcune essenziali dottrine di Vico – dell’erramento ferino, delle origini del linguaggio e della scrittura, della “boria” delle nazioni – appaiono non del tutto soddisfacenti. In particolare sembra fin qui non approfondito, o addirittura frainteso, l’atteggiamento assunto da Vico verso il problema delle antichità remote. Ammettere l’esistenza reale delle sterminate antichità dell’egitto, della Cina, della Caldea voleva dire mettere in dubbio l’attendibilità della cronologia biblica, aderire all’ipotesi dei preadamiti, sfiorare l’empia tesi dell’eternità del mondo, fornire pericolose armi ideologiche ai libertini e agli “spiriti forti”. Entro questo ampio contesto di problemi si muove il saggio che dà il titolo a questo volume. E in ambito non diverso si articola anche la discussione delle tesi vichiane sulle origini del linguaggio e della scrittura. Alla comprensione delle quali appare indispensabile una messa in questione della classica interpretazione, avanzata dal Croce e ripresa dal Nicolini, di un Vico miracoloso “precursore” delle affermazioni di Warburton (e poi di Condillac e di Rousseau) sulle origini del linguaggio. Il discorso vichiano appare, anche in questo caso, indissolubilmente legato a una più ampia tematica europea: quella relativa alla dissoluzione del mito dell’Egitto e della “religione dei geroglifici”. La storia della dissoluzione di quel mito diventa, ancora una volta, elemento integrante per la comprensione effettiva delle posizioni di Vico. Ai due saggi fondamentali si affianca, oltre ad una serie di schede e note, una organica sintesi dell’opera vichiana dove è lucidamente delineata l’immagine di un pensatore che si muove su un terreno estremamente ambiguo e difficile e che, in una situazione di arretratezza culturale, avanza con forza le sue grandi, decisive tesi sulla nuova scienza della storia e della società. |
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