Burle e facezie del '400
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Il volume prende in esame un genere che si è diffuso nel Quattrocento quasi ai margini della letteratura, come forma di svago e di distensione, sia fra le classi colte, sia fra quelle popolari. La produzione burlesca e faceta del secolo interessa all’autore più in rapporto al costume e al gusto del tempo, che per i risultati artistici raggiunti: è perciò, egli cerca di identificare in essa dei temi comici fondamentali ai quali poter riportare le preferenze del gusto quattrocentesco: come ad esempio, quello della satira antitrascendente e anticlericale, quello misogino, quello della beffa giocata fra intelligenza e tardità mentale, quello della battuta-lampo, ecc. In questo fiorire di spunti faceti in prosa, in cui si sciolgono certi pretesti polemici del Trecento (quelli della poesia realistico-borghese) e si snelliscono le strutture della novella (dal Sacchetti a Masuccio Salernitano), Pullini ravvisa un sintomo indicativo della fresca e libera vitalità del quattrocento, capace anche di uscire dagli schemi tecnico-formali della letteratura accademica per una spontanea espressione di umori bizzarri. Ma crede, d’altro lato, di riconoscere, nelle complicate oscurità della contemporanea poesia burchiellesca, l’allarme di una produzione in versi già satura di “ tecnicismo” e percorsa dal presentimento di una rapida involuzione della letteratura del secolo. |
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